Davide Pianezze

 

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Estratto da intervista di Elisabetta Agrati a Davide Pianezze - Nphotography, febbraio 2020 

 

Davide, cosa significa per te fotografare?

Nel momento in cui prendo in mano la macchina fotografica cambia il mio approccio con ciò che mi circonda. Il rapporto con ogni soggetto diventa più intenso, intimo. Inoltre, per me fotografare ha sempre rappresentato un mezzo (a volte un pretesto) per approfondire argomenti che difficilmente avrei avuto modo di conoscere se non come spettatore. Per esempio, grazie alla fotografia ho avuto l’opportunità di lavorare al fianco di un geologo sulle Ande argentine per studiare gli effetti delle azioni vulcaniche, ho imparato le complesse manovre necessarie per sostituire i radiocollari ai leoni in Botswana e mi sono trovato a scavare tra le falesie mongole, in compagnia dei paleontologi, per dissotterrare ossa pietrificate di dinosauri.

 

Cos’è per te una buona fotografia?

Una buona fotografia deve partire dalla conoscenza approfondita dell’argomento che voglio trattare. È, infatti, questo il primo vincolo che mi pongo per realizzare un reportage. Solo successivamente riesco

a dedicarmi alla ricerca dell’estetica, il cui risultato dovrà coniugare armonia e comunicazione. Un aspetto che da sempre mi affascina della fotografia, e che per me rappresenta una sfida continua, è la consapevolezza del fatto che due immagini scattate allo stesso soggetto, nello stesso contesto e con la stessa apparecchiatura, possano trasmettere emozioni anche contrapposte. Ciò significa per un fotografo avere a disposizione un immenso “campo d’azione” per esprimere la propria visione.

 

Sei anche una guida naturalistica: hai seguito dei corsi o hai imparato con l’esperienza?

Dopo aver trascorso diversi anni a fotografare la fauna del Delta dell’Okavango, ho deciso di approfondire le mie conoscenze nel campo dell’etologia. Così nel 2014 mi sono iscritto a un corso specifico dedicato alla formazione delle guide naturalistiche in Botswana. Conoscere il territorio e il comportamento degli animali è fondamentale per poterli fotografare. Aiuta ad anticipare i loro movimenti e a prevederne gli atteggiamenti. Inoltre, è un argomento che non lascia indifferenti gli amanti dei safari fotografici.

 

Come ci racconta, l’aspetto che gli dà maggiore soddisfazione è poter far tornare un po’ bambini i fotografi che lo seguono!

si, è proprio così, poter rivedere quell’espressione di stupore che spesso si perde da grandi. La magia si ripete ogni volta che incontriamo situazioni straordinarie, uniche, ed è in quei momenti che anch’io non posso fare a meno di impugnare la macchina fotografica, scattare e tornare un po’ bambino.

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